Santuario

Sagrestia

L’attuale sagrestia di Bonaria risale al 1666. La vecchia sagrestia era piuttosto piccola, l’attuale invece è la più grande di Cagliari. Riceve la luce da tre finestre che si affacciano sul giardino del convento, è di forma rettangolare e con volta a botte ampia e luminosa e con un arredo ligneo molto bello, che occupa tre lati. Sulle banconate sono disposti molti modelli di navi di forme e misure diverse, doni dei marinai. Sono i modelli più piccoli perché quelli grandi sono stati sistemati nel Museo. C’è anche una piccola bel¬lissima statua in legno di Santa Maria de Cervellon, posta in pros-simità del quadro della stessa. Dalla parte opposta vi è un piccolo San Giovannino, tutto nudo, di fattura assai pregevole. Da notare anche le bellissime porte, alcuni armadi d’epoca e i due sportelli di un armadio a muro, con intarsiato lo stemma della Mercede. Infine, nell’angolo sinistro presso l’uscita, da notare il bel lavabo marmoreo con teste di angeli.

Le sue mura sono ricchis¬sime di bei dipinti. Entrando, in alto a destra, troviamo la lunetta con il dipinto che rappresenta l’arrivo della Madonna ai piedi della collina di Bonaria. È l’unica tela che riguarda Bonaria.
Sotto la lunetta abbiamo tre tele una più piccola al centro e le altre due uguali ai lati. Il quadro sulla sinistra rappresenta il Ven. P. Gerolamo da Mondovì: si tratta di un religioso, devotissimo dell’Immacolata che, mentre scrive, riceve una visione della Vergine, circondata da Angeli. Sulla destra c’è il quadro che raffigura il Ven. Fr. Pietro Nolasco Perra di Gergei, un santo religioso cresciuto a Bonaria e poi trasferito in Spagna. Esercitò il suo apostolato, specialmente nella predicazione e nella cura ed assistenza agli ammalati. Morì giovanissimo in Valenza, all’età di 33 anni.

Al centro, sopra la porta, troviamo il quadro più piccolo che rappre¬senta l’Apparizione della Madonna a San Pietro Nolasco, al Canonico San Raimondo di Peñafort e al Re Giacomo I d’Aragona. Fino a qualche tempo fa, si sosteneva che la Madonna fosse apparsa, contemporaneamente, ai tre personaggi ricordati. Questa tesi è stata smenti¬ta in seguito a ricerche storiche recenti.

Passiamo ora dalla parte delle finestre, cominciando da destra: Il primo quadro rappresenta San Pietro Armengol, il brigante diven¬tato santo.
Di fianco a San Pietro Armengol, si trova il quadro che raffigura Fra Giovanni Gilaberto, il fondatore del primo manicomio.
Segue la grande tela che raffigura Santa Maria di Cervellon. È la fondatrice delle monache mercedarie.
Sempre sullo stesso lato troviamo il quadro più piccolo di Pietro de Malasanch, un martire mercedario ucciso dai turchi con frecce, nel Marzo 1428, all’età di 80 anni.

Osserviamo ora i quadri del lato opposto, quello dalla parte dell’ingresso. Il primo, a destra entrando, descrive una scena di redenzione. Sulla porta, più piccolo degli altri, c’è il quadro di Fra Tommaso Vives. Il religioso è rappresentato mentre è lapidato, alla maniera di Santo Stefano protomartire.
Il quadro seguente raffigura Santa Natalia di Tolosa; segue la tela che rappresenta il martirio di un religioso del convento di Bonaria, Fra Alessandro Siciliano. Dopo Fra Alessandro Siciliano c’è un altro grande quadro che raffi¬gura una scena della vita di San Pietro Pascasio, il santo vescovo e martire mercedario che, catturato dai Mori, subì una lunga e dura schiavitù di oltre tre anni e morì decapitato, dopo la celebrazione della Santa Messa. Ecco finalmente l’ultimo dipinto di questa parete. Rappresenta l’Infante d’Aragona D. Sancio, figlio del re Giacomo I. Educato da San Pietro Pascasio, divenne religioso mercedario e, in seguito, arcivescovo di Toledo.

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