Drammatizzazione della Passione di Cristo 2010 ...
Fra Antonino Pisano
Nel 2007 ricorre il primo centenario della nascita del Servo di Dio Antonino Pisano, chierico professo di voti semplici dell’Ordine della B. M. Vergine della Mercede. Questo Servo di Dio lo si ricorda soprattutto per il grande valore che ha dato al senso della vita e per il coraggio con cui egli ha, con grande forza e costanza, consacrato se stesso a Dio facendo della sua vita un dono a Dio per la conversione e la redenzione dei peccatori.
Terzo figlio di Stefano Pisano e di Raffaela Monni, Antonino venne al mondo, in un contesto povero ma dignitoso, il 19 marzo del 1907 a Cagliari in una casa situata nella piazzetta S. Eulalia. Fu battezzato nella Parrocchia di S. Eulalia il 7 aprile del 1907. I primi anni della sua vita li trascorre sotto la guida della madre che lo porta con sé in Chiesa, gli insegna a pregare, lo educa ai sani principi morali e gli inculca anche i primi rudimenti della dottrina cristiana, in modo semplice così come li conosceva lei; la madre gli trasmette anche l’amore per i santi, che diventano i suoi eroi e i suoi modelli. Il gioco preferito di Antonino consiste nell’innalzare altarini e imitare il prete nel fare la messa, pretendendo che le sorelle vi assistessero come fedeli.
Per la preparazione ai primi sacramenti, la madre sceglie il Santuario di Bonaria; qui Antonino e il fratello Efisio frequentano il Circolo giovanile cattolico che, sotto la guida di P. Spolverini, ha lo scopo di preparare i ragazzi alla prima Comunione e alla Cresima. Tra i sette e gli otto anni impara a servire la Messa; fa ciò così volentieri che si propone di alzarsi prestissimo per andare a Bonaria e servire la prima Messa delle sei, perché ciò gli consente di essere puntuale anche a scuola. Il 31 marzo del 1918 fa la Prima Comunione; il 24 settembre del 1920 viene cresimato da mons. Piovella. Stando a Bonaria scopre la sua vocazione, ma Antonino è un consacrato a Dio già dal grembo materno: la madre aveva fatto voto di consacrarlo a Dio; essa però afferma di non avere manifestato mai queste sue intenzioni al figlio; di sicuro non è questo voto che lo induce ad entrare nel Convento di Bonaria. La sua vocazione trova le sue radici soprattutto nella quotidianità della vita ordinaria, non causata da eventi eccezionali; forse è la conoscenza delle gesta di S. Pietro Nolasco, fondatore dell’Ordine o degli altri numerosi santi Mercedari che gli fanno sentire fortemente il forte desiderio di consacrarsi a Dio all’interno del’Ordine di N. S. della Mercede.
Antonino è un ragazzo semplice, normale con un cuore sensibile, una volontà ferma e decisa, un temperamento vivace, ma equilibrato; possiede una tendenza naturale a mettersi dalla parte del povero e del debole; non ama le chiacchere e le maldicenze, lo si nota piuttosto incline al perdono, amante della preghiera e con una predilezione rivolta alla Madre celeste SS.ma e al Cuore Sacramentato di Gesù. La sua breve vita è contrassegnata da tanti ostacoli che non incrinano la sua vocazione salda e sicura. Per amore di Gesù e di Maria si sente pronto a vincere tutte le avversità. Dopo aver inoltrato la domanda per essere ammesso in qualità di postulante, entra nel Convento di Bonaria, a 13 anni, il 28 Ottobre 1920, ma viene rispedito in famiglia l’11 novembre perché, a causa della sua forte miopia, che gli causa anche forti mal di testa, lo si dichiara inabile allo studio; grande è la sua costernazione e forte il dispiacere della famiglia; tuttavia non si arrende e non viene meno la sua vocazione. La madre e la zia Elena portano Antonino prima da un bravo oculista che gli ordina degli occhiali spessi, utili a correggere la miopia e che lo mettano in grado di affrontare gli studi; poi, per venire incontro alla vocazione di Antonino, chiedono ai Padri Cappuccini di farlo entrare nel loro Seminario. Non è questa la scelta che Antonino desidera fare; comunque, il 21 marzo del 1921 per obbedienza alla zia che si era impegnata a suo nome, entra a far parte dei postulanti nel Convento dei Cappuccini di Cagliari. Qui Antonino si acquista la stima e la benevolenza dei Superiori, ma non il rispetto e l’amicizia dei compagni. Questi infatti vogliono screditarlo davanti ai Superiori: lo infastidiscono, lo fanno spaventare, lo accusano ingiustamente di colpe commesse da un altro loro compagno, cosicché Antonino percepisce chiaramente che quello non è l’ambiente adatto a lui; sopporta però pazientemente tutto e non tralascia nessuno dei doveri inerenti al suo stato di studente e di postulante, studia ed è un buon osservante del regolamento del Seminario.
Nei confronti dei compagni assume un atteggiamento di compassione e di perdono; non accusa, non recrimina, non si difende, dice solo di essere innocente e che Dio vede e provvede: non spetta a lui giudicare o vendicarsi. Una volta uscito da quel Convento – fa sapere – che il vero colpevole avrebbe confessato la sua colpa e dichiarato la sua innocenza. I Superiori, poiché Antonino non si discolpa e non accusa nessuno, prima lo mandano in vacanza a casa, poi il 28 dicembre 1921 lo espellono.
Antonino stavolta non si sente dispiaciuto per l’espulsione, anzi prova un certo sollievo, perché è libero di scegliere personalmente il suo stato religioso: fiduciosamente rifrequenta la Chiesa di Bonaria dandosi da fare per essere riammesso come postulante; è convinto che il Convento di Bonaria sia la sua casa e la Vergine di Bonaria, la sua Mamma.
I Mercedari, appurato che le accuse fatte ad Antonino erano false e che il vero colpevole ne aveva confessato l’innocenza e visto che anche il problema della miopia era stato risolto, non hanno difficoltà a riammetterlo per la seconda volta: il 10 gennaio del 1922, non ancora quindicenne, rifà il suo ingresso tra i postulanti della Casa Studentato di Bonaria. Antonino ebbe modo così di completare gli studi del Liceo e, come tutti i postulanti fece un anno di noviziato. L’8 settembre del 1923 fa la professione religiosa dei voti semplici, che per i Mercedari sono quattro: povertà, castità, obbedienza e redenzione degli schiavi cristiani a costo della propria libertà e della propria vita se ciò fosse necessario. Da questo momento trascorre la sua vita, dedito allo studio e nell’esercizio delle pratiche religiose con severità di rigore e di disciplina sotto la guida di P. Tommaso Russo, Maestro dei Novizi. Tutto sembrava procedere per il verso giusto, quando lo stato di salute di Antonino viene meno in seguito a dei bagni di mare, fatti nel luglio del 1924 alle 5.30 del mattino. All’inizio sembrava trattarsi di un semplice raffreddore mal curato. Invece, i bagni di mare del 1925, sebbene fatti nel pomeriggio, suscitarono in lui una tosse persistente a cui si aggiunse ogni tanto anche un po’ di febbre. Ma, finchè le forze fisiche e la volontà glielo permettono, Antonino preferisce non lamentarsi e continua a svolgere le sue mansioni di studente e di chierico in silenzio, in obbedienza ai Superiori e in conformità all’ordinamento delle Costituzioni, confidando in Dio e nella Vergine SS.ma.
Il silenzio e il nascondimento erano diventati una virtù acquisita da praticare quotidianamente e da offrire a Dio come sacrificio. E’ nel maggio del 1926, dopo le celebrazioni per l’incoronazione della Vergine di Bonaria, patrona massima della Sardegna, che la sua salute peggiora e Antonino non riesce ad alzarsi dal letto, come nei giorni precedenti, perchè infiacchito dalla febbre. I medici, dopo vari consulti, dichiarano che Antonino è stato colpito dalla Tubercolosi, cioè da quel terribile male che non perdona. Antonino si sottopone a tutte le cure che gli erano state ordinate, compreso il ricovero nel Tubercolosario di Cagliari, il cambio dell’aria a Villacidro, la terapia del sole al Poetto, espedienti questi che servirono solo a dargli qualche sollievo, ma nulla di più.
Su insistenza della madre, riportato a casa per ricevere cure adeguate, i Mercedari non gli fecero mancare la loro assistenza materiale e spirituale. Coloro che lo conobbero e lo avvicinarono in questo periodo di malattia hanno fornito testimonianze di grande interesse: era sereno e paziente; soffriva molto e non si lamentava.
Consapevole che la sua morte era vicina, pregava molto. Ispirandosi a S. Teresina del Bambino Gesù, canonizzata da Pio XI nel 1925 e che aveva scelto come modello di virtù da seguire e della quale aveva letto più volte la Storia di un’anima, Antonino fa il voto a Dio della sua giovane vita, chiedendo a S. Teresina di impetrare per lui la grazia di morire come vittima di olocaustooffrendosiall’amore misericordioso del buon Dio. Con questo voto, fatto in piena libertà e deliberato consenso offre a Dio i suoi 20 anni in riparazione delle offese che si fanno a sua Maestà ed in espiazione dei peccati degli uomini, come pure per la conversione di tutti gli infedeli, eretici e peccatori.
Tale voto lo scrisse in un foglio che gli fu ritrovato ripiegato nel petto subito dopo la morte, quando fu spogliato dei suoi abiti e rivestito per il seppellimento con l’abito dei religiosi mercedari. Il foglio fu consegnato al mercedario P. Garofalo che lo buttò via perché allora non lo ritenne importante, ma a memoria rimane la testimonianza e la grandezza dell’atto di Antonino: Dio aveva accettato la sua offerta. Antonino morirà piamente il 6 agosto del 1927, all’età di 20 anni. Fu sepolto nel cimitero di Bonaria e riesumato per due volte con l’intenzione di sistemarlo al posto giusto, che è quello in cui si trova oggi, nella parete della balaustra dell’altare maggiore del Santuario, ai piedi della Madonna di Bonaria che venerava e chiamava teneramente “mamma”.
Mentre era in vita Antonino Pisano non aveva dato segni particolari di virtù strabilianti. Tutti avevano visto in lui un ragazzo normale: ligio al proprio dovere, studioso, zelante in ciò che gli veniva ordinato di fare, ossequioso verso i Superiori e il regolamento delle Istituzioni dell’Ordine; in pratica gli vedevano fare le stesse cose che facevano anche gli altri novizi.
E’ solo subito dopo la sua morte, avvenuta come aveva chiesto a Dio tra i 20 e i 21 anni, che si sparse la fama della sua santità e delle sue virtù eroiche praticate nel nascondimento della disciplina conventuale. E’ la pietà popolare che fa attirare l’attenzione sulla persona di Antonino. Le persone, che si raccoglievano attorno alla sua tomba, pregavano, chiedevano protezione e aiuto per risolvere i loro problemi spirituali e materiali, assicurando allora – come succede ancora oggi – che, per sua itercessione, il Signore concedeva – come concede anche attualmente - grazie e favori.
La comunità mercedaria guardava da lontano senza pronunciarsi, ma i confratelli e le persone che lo avevano conosciuto, rifettendo sulle azioni, sul comportamento, sugli atti, cominciavano a vedere anche loro che la vita di Antonino era stata un olocausto di obbedinza ed era stato soggetto di virtù praticate in modo eroico e che anche la sua malattia era stata vissuta come sacrificio e dono da offrire a Dio per la redenzione dei peccatori. Fu così che Mons. Piovella, arcivescovo di Cagliari, ordinò che si celebrasse il processo canonico sulle di lui virtù. Dalle testimonianze risultò che Fr. Antonino praticò in modo eroico tutte le virtù, soprattutto quella della carità e dell’obbedienza perché se la malattia non fu causata dal grave rigore della disciplina a cui si sottopose con eroica fermezza, fu certo aggravata dalla osservanza della disciplina.
La grande devozione dei fedeli spinse i Mercedari ad aprire il processo Diocesano informativo sulla vita e sulle virtù del Servo di Dio Fr. Antonino Pisano, dopo avere raccolto tutte le testimonianze necessarie. Quindi la causa di richiesta di beatificazione è passata alla Congregazione dei Riti; dopo l’interruzione della seconda guerra mondiale e la morte di mons. Piovella, il processo canonico è stato ripreso; ora sono state espletate le principali formalità richieste. Per proclamare Fr. Antonino beato si è in attesa del miracolo definitivo. Spetta ora alla Chiesa il giudizio finale e a noi pregare, chiedere e aspettare che Dio ci permetta di invocare la protezione e l’aiuto di Fr. Antonino con maggior fiducia e certezza.